.
Annunci online

  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

Crea il tuo badge


Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


Disclaimer
A norma della legge 62/2001
questo blog, aggiornato senza
periodicità, non è una testata
giornalistica né un prodotto
editoriale.
L'autore dichiara di non
essere responsabile dei
commenti inseriti nei post.
Eventuali commenti dei
lettori, lesivi dell'onorabilità
o dell'immagine di persone
terze, non sono da attribuirsi
al titolare.


Copyright
Tutti i testi presenti su questo
blog, salvo dove diversamente
indicato, sono da considerarsi
proprietà intellettuale
dell'autore. Senza il consenso
esplicito del titolare, è vietata
la riproduzione totale o parziale
di tali contenuti a scopo di lucro.
Il mancato rispetto di queste
indicazioni sarà perseguito
in sede legale, secondo i termini
previsti dalle leggi vigenti.


Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Wikio - Top dei blogs - Politica


3 aprile 2012

Mi scusi per l'invadenza, candidato

Mi viene segnalata l’inacidita ed elusiva risposta che Andrea Ferrarese, candidato sindaco a Cerea, ha indirizzato non più di qualche ora fa a osservazioni mie e altrui. Materia del contendere è il tipo di “intimità” che il Nostro sarebbe in grado di ripristinare con la cittadina oggetto delle sue recenti mire politiche, qualora l’iniziativa di impegno civico da lui capeggiata dovesse avere successo. Visto e considerato che i centri di gravità su cui attualmente ruotano i bioritmi di Ferrarese sono tutt’altri (Legnago e Castelnuovo del Garda), lo spunto non è affatto peregrino.

Spiace che l’interessato opti per il lancio della palla in tribuna – espediente di rimessa da terzino in affanno – invece di mantenere il dibattito nel suo alveo naturale, ovvero quello squisitamente sostanziale. A parte il fatto che le critiche e gli attacchi personali sono il pane quotidiano di chiunque ricopra una carica pubblica, con il bando alla suscettibilità che dovrebbe costituire prerequisito fondamentale per ambirvi consapevolmente, qui non stiamo spettegolando tra comari, ma parlando delle garanzie che il candidato è disposto a offrire ex ante alla cittadinanza in ordine alla qualità della sua eventuale, futura dedizione al mandato.

Nulla che riguardi obblighi di legge vigenti o anche solo auspicati, s’intende. Il merito in discussione è quello dell’etica politica, che solleva la fatidica e annosa domanda: a cosa siamo disposti a rinunciare, pur di mettere la nostra persona al miglior servizio della comunità? Alla nota spese per rimborso chilometrico? Al presidio quotidiano della nostra attività professionale? Al tempo libero nei fine settimana? Ai “normali” affetti familiari?

Il punto è che devi essere davvero un fenomeno, per rispondere “a nulla” nella certezza di far bene comunque. In realtà la prospettiva di ritrovarsi con vertici amministrativi a mezzo servizio non è delle più rosee, proprio perché il divario tra ceretani* a tempo parziale e a tempo perso è indeterminato a priori. E un banale ragguaglio statistico basta a persuadersi del fatto che è perlomeno improbabile riuscire a selezionare priorità senza rinunce, così come coniugare un approccio stizzosamente intellettualistico all’immersione in quel microcosmo di aspettative, elaborazioni e controversie che è Cerea – anche e soprattutto quella del 2012.

Se non fosse chiaro a sufficienza: non si stanno sollecitando generiche rassicurazioni di circostanza, magari fornite tramite slogan di plastica, ma l’assunzione di obblighi a carattere contrattuale. Sperando di non dimenticarcene nessuno.

 

* io, invece, lo profferisco così, filologicamente e foneticamente mi garba parecchio di più. Una rapida scorsa alla disamina che il Bresciani (ingegnere anche quello, perbacco, qui si esagera davvero con l’expertise!) dedicava ad analoga schermaglia demotica mi conferma la bontà della scelta.






15 aprile 2008

Dopo il trionfo

Ieri pomeriggio, mentre le schede elettorali di Senato e Camera scorrevano sotto i nostri occhi di scrutatori e rappresentanti di lista, montava uno stupore congolese. L’orologio della Storia sembrava essersi nuovamente posizionato sul 1992, allorché il Carroccio vestì i panni dell’angelo sterminatore per conto di un tessuto sociale lombardo-veneto esasperato dalla partitocrazia. Lega e Pdl hanno viaggiato per cinquantine parallele (la cui effettiva consistenza numerica è spettato al sottoscritto conteggiare materialmente...) durante tutte le operazioni di spoglio, fino al sorprendente risultato definitivo: il partito di Bossi si è attestato al 30%, col Pdl al 36%. Fatti due conti, se si tiene presente che in paese Forza Italia ha sempre raggiunto il 30-35% in assoluta scioltezza, è evidente che i voti degli aennini locali si sono spostati in blocco sotto i tiepidi raggi del sole alpino. La defezione di strati sempre più ampi della base forzista, comprensibilmente disgustata dall’involuzione feudale e familistica del suo personale politico di riferimento sul territorio, ha fatto il resto. Stamattina, poi, i risultati definitivi per l’intera area comunale mi hanno lasciato definitivamente allibito: Lega 40,64%, Pdl 32,13%. Non esattamente un plebiscito progressista, insomma. Udc ferma a poco meno del 4%, Pd al 14,27%, agli altri le briciole.
A Verona la musica, seppur mitigata dal contesto ideologicamente meno monolitico del capoluogo di provincia, non cambia troppo. Anche se il Pd, con ardimentoso sprezzo del ridicolo, si strombazza “primo partito della città” (29,25%), il fatto che la somma di Lega e Pdl dia un 51% quasi tondo rimane lì a testimoniare come i numeri dell’exploit leghista dell’anno scorso (60%, al quale vanno sottratti il 5,42% dell’Udc e le frattaglie di estrema destra) siano sostanzialmente invariati.
Anche in regione i valori storici del consenso politico restano pressoché gli stessi da almeno quindici anni. Pdl+Lega al 54,3%, Pd+Idv 31,5%: per riaggregare il consueto rapporto di 60/40 occorre usare gli stessi accorgimenti indicati nel caso di Verona, visto che stavolta i due principali contendenti correvano con coalizioni leggere. A questo proposito, la tenuta dell’Udc veneta (5,7%) costituisce uno spunto di riflessione da estendere al piano nazionale.
Perché sarà pur vero che le elezioni hanno decretato la fine dei partiti identitari – quelle formazioni, cioè, che intendono vivere di rendita recintando il perimetro dei “valori” di loro esclusiva competenza – e l’enorme successo della Lega Nord, ma il dato da tenere in maggior considerazione per figurarsi le dinamiche della politica italiana prossima ventura è rappresentato proprio dalla discreta prestazione del partito di Casini. Al loft veltroniano si profila una – letterale – resa dei conti: il Popolo della Libertà, da solo, ha ottenuto grossomodo gli stessi voti del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori messi insieme. Con il tracollo del cartello antagonista messo in piedi da Bertinotti, Diliberto e Pecoraro, per il Pd è da ritenere archiviata ogni ipotesi di alleanza strategica con le forze politiche alla sua sinistra. Quindi nel novero dei progetti per la rivincita democratica rimane solo un patto con l’Udc, il che avrebbe ottime credenziali per divenire il perno della probabile fronda dalemiana in seno alla nomenclatura ex diessina. Fagocitando un’altra razione di democristiani, al prossimo giro la partita sarebbe tutt’altro che scontata: 37,55%+5,62% dopotutto fa un buon 43,17%, sicché basterebbe solo che la Lega perdesse un po’ di mordente protestatario e i giochi sarebbero fatti.
Questa legge elettorale potrebbe favorire la semplificazione del panorama politico ben oltre il livello già registrato dai suoi estimatori dell’ultima ora.




1 marzo 2008

Buon anno!


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Operazione Video Identità veneta Cerea

permalink | inviato da Ismael il 1/3/2008 alle 15:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



2 agosto 2007

L'Arciprete e il Cavaliere

di Federico Bozzini
Edizioni Lavoro, pp. 246

Co Venezia comandava,
Se disnava e se senava;
Coi Francesi, bona zente,
Se disnava solamente.
Co la casa de Lorena
No se disna e no se sena.
(filastrocca veneta)

Viva Savoja!
Che i n’à portà ‘na fame roja.
(“motto dialogato” veronese)

“Le rivoluzioni [...] non sono generose, ed hanno
non solo molte passioni, ma anche molti appetiti da soddisfare”
(Luigi Messedaglia)

La storiografia filorisorgimentale, redatta con l’impostazione deduttiva consona alla nuda preparazione scolastica, tramanda i grandi avvenimenti che portarono all’unità d’Italia inquadrandone la progressione entro modelli di lettura funzionali alla dimostrazione di tesi ideologiche in gran parte preconcette. Per cui un retroterra interpretativo carico di razionalismo materialista non può che arrivare a descrivere lo sbocco dei tesissimi contrasti avutisi nell’Ottocento italiano – tra Stato e Chiesa, tra Asburgo e Savoia, tra borghesia e proletariato – come il felice coronamento di un’epica lotta contro la barbarie dell’oscurantismo e le retrive mire temporali del papato. Uno scontro sostenuto in nome di un generoso ideale di emancipazione popolare, naturalmente.
Federico Bozzini (1943-1999), storico non accademico veronese, con questo suo piccolo capolavoro del 1985 volle sovvertire il paradigma deterministico di cui sopra. Riportando le vicende nazionali susseguitesi attorno al ventennio 1849-1869 alla loro dimensione quotidiana e provinciale, egli riesce infatti ad adottare un canone metodologico induttivo, con cui procedere dal particolare al generale. Grazie ad esso, il commentario d’autore alle cronache dell’epoca assume i contorni del racconto romanzesco, ovvero confonde ulteriormente il già incerto discrimine tra storiografo e commediografo. Si tratta di un approccio apertamente debitore della lezione impartita da Georges Duby, secondo il quale “ogni discorso storico è fondato su una struttura narrativa, su un racconto, su un intreccio, e [...] anche quando si tratta di descrivere l'evoluzione dei prezzi durante il XIX secolo, o la natura delle pratiche religiose a un certo momento della storia, i prezzi o la devozione agiscono come personaggi in un racconto romanzesco” e si può “scorgere soltanto una piccola parte del passato e [...] forse è illusorio credere di poter pervenire alla verità, ai genuini atteggiamenti degli uomini di altri tempi, salvo che per quel che riguarda qualche gesto”.
Il libro ci porta dunque a Cerea, paesotto della bassa veronese equidistante da Mantova e dal capoluogo di provincia, negli anni cruciali delle guerre “d’indipendenza”, dell’annessione del Veneto all’italietta sabauda e del dissidio tra il bellicoso Piemonte e il millenario stato pontificio. Il destro per la rigorosa disamina di quel periodo storico è offerto dall’accesa ridda di spassosi dispetti e scortesie istituzionali intercorsa tra due sanguigni personaggi realmente vissuti nel borgo: il sindaco mangiapreti e campione della destra liberale, cavalier Giuseppe Morgante (1817-1904), e il parroco austriacante e reazionario, don Luigi Bennassuti (1811-1882). La vicinanza fisica delle rispettive residenze, ancora oggi individuabili nella canonica parrocchiale per l’arciprete e nell’omonima villa (dove attualmente esercitano un bar, un’argenteria e, sul retro, un’agenzia di assicurazioni) per il cavaliere, non fa che accentuare la valenza sineddotica della contrapposizione tra i due massicci protagonisti. Peraltro non è difficile rinvenire in tale costante tematica, che trasporta una controversia tra strutture storiche nella quotidianità interpersonale, la tecnica narrativa che ha reso celeberrima l’opera di Giovannino Guareschi.
Si va quindi dalle apocalittiche omelie del parroco, che interpretava le frequenti epidemie di colera come castighi divini per punire l’empietà dei bottegai aperti la Domenica, alla laicizzazione della beneficenza operata dal sindaco, con cui il prevosto si vide sottratta la facoltà di certificare a spese dell’autorità comunale la miseria dei villici suoi fedeli. Quisquilie strapaesane come l’ingiunzione di pulizia e definitiva chiusura della latrina parrocchiale, ingombra “d’immondizie tramandanti odori fecali ed esalazioni mefitiche” verso lo splendido parco del sindaco, vanno di pari passo con l’inaudita gravità delle faide postunitarie, culminate nella fuga dell’arciprete a Verona e nelle angherie della Guardia Nazionale asservita al Morgante contro i papalini di più provata fede. Il rientro in pianta stabile del Bennassuti venne ostacolato addirittura disseminando la canonica di cariche esplosive.
Storie di paese che confluiscono nel grande fiume della Storia. Accanto agli screzi che movimentavano la piazza ceretana, si andavano delineando enormi mutamenti socio-ambientali, comuni a moltissimi contesti del nord Italia di allora. La bonifica delle aree paludose fu un fenomeno che coinvolse numerose zone del Lombardo-Veneto. A maggior ragione riguardò Cerea e le sterminate selve acquitrinose che, fino appunto a metà Ottocento, si distendevano tra il basso veronese e l’alto Polesine (e le cui vestigia si possono ancora ammirare percorrendo le rive del fiume Menago). I liberi cacciatori, che abitavano quei luoghi da tempi immemori e regolavano i loro ritmi di vita in base a un antichissimo diritto consuetudinario, si trasformarono di colpo in miserabili braccianti agricoli. Le loro tavole, prima imbandite con abbondanza di nutriente selvaggina, divennero esposizioni permanenti di polenta pellagrosa.
Come se non bastasse, malgrado durante la III Guerra d'Indipendenza avessero fieramente servito nelle forze armate austriache vincendo contro l’invasore italiano in tutte le battaglie utili (compreso il leggendario annientamento della flotta regia a Lissa, dove uomini di ferro su navi di legno sconfissero teste di legno su navi di ferro), i veneti vedevano i piemontesi occupare le loro terre in virtù dell’alleanza sabauda con il vincitore prussiano. Il passaggio dell’esercito italiano per quelle contrade si atteggiò a ignobile parata, nel sollucchero delle élite liberali altolocate, finalmente esplicitato in libertà. “Il primo impatto dei patrioti di Cerea con i loro «fratelli» italiani è sconsolante. Questi ufficiali imbelli e cialtroni, che si portano sulle spalle la vergogna senza scuse di una guerra perduta, si dimostrano bellicosi e petulanti nell’esigere la loro privata stanzetta personale” dalla gente del posto. Il ricorso alla democrazia plebiscitaria è l’unica legittimazione che resta a chi è stato sconfitto militarmente. Vale la pena di riportare per intero la descrizione che Bozzini fa delle circostanze in sui si svolsero le consultazioni referendarie per l’annessione del Veneto al Regno d’Italia: “Il contadino illetterato esce di chiesa, viene spinto a votare dalla folla patriottica, prende il suo biglietto, deve scrivere o farsi scrivere il sì o il no, e poi tra due ali di folla, sotto gli occhi dell’autorità comunale, delle persone «intelligenti e patriottiche», della «possidenza», magari dello stesso padrone sotto il quale deve lavorare il giorno dopo, può «liberamente» scegliere verso quale delle due urne dirigersi. Non è finita. Dopo aver deposto il suo voto, l’elettore deve recarsi dal segretario del seggio che tiene un registro dove scrive i nomi dei «votanti mano a mano che si presentano». I protocolli sono due, «uno pei votanti che presentano il viglietto del, l’altro pei votanti che presentano il viglietto del No, per modo che il numero complessivo dei viglietti [che], finita la votazione, si troveranno in ciascheduna urna, dovrà corrispondere all’ultimo numero progressivo del protocollo. Nel protocollo pei viglietti del No si dirà: votarono negativamente i seguenti cittadini». La piena pubblicità del voto rende inutile lo spoglio finale”.
Assieme al “tirannico” dominio asburgico, lascia il Veneto anche la consolidata trasparenza con cui gli austriaci gestivano la cosa pubblica. Il boom delle spese di polizia, dovuto alle “migliaia di mandati di cattura che i Carabinieri devono eseguire a causa della Guardia Nazionale”, fa il paio con il subitaneo dilagare della malversazione nei pubblici uffici. “Tutti indistintamente gli Stati che nell’avventura «risorgimentale» erano stati conquistati avevano accollato al nuovo padrone i loro vecchi debiti. C’è un unico territorio che, quando viene annesso, ha il suo bravo bilancio in attivo: il Veneto. «Iddio che ama, com’ella sa, gli spensierati, – scrive lo studioso che stiamo citando [Ruggiero Bonghi, NdIs] – ci dava la Venezia; il cui bilancio, presentando un’entrata di circa 79 milioni di lire ed un’uscita di circa 54 per la sua interna amministrazione e il proprio debito, ci dava un avanzo di 25 milioni, che scemavano d’altrettanto il peso della spesa comune a tutta Italia»”. Come si conviene a ogni avventura imperialistica che si rispetti, tutti gli alti gradi delle forze armate, della burocrazia e dell’istruzione presenti in territorio conquistato divennero preda dei voraci appetiti coloniali del gruppo politico invasore, cioè dei piemontesi. Sicché la Venezia Euganea entrò a far parte di un pubblico erario che, nel solo anno fiscale 1866, subiva per infedeltà e maneggi vari un danno di 1.318.708,59 Lire.
Immiserito, vessato e tartassato, ben si capisce come mai il Serenissimo idillio libertario dei tempi andati si sia potuto trasformare in una roccaforte clericonservatrice. Con i savoiardi al potere, la Chiesa rappresentò per molti decenni l’unico riparo socio-solidale per un popolo sconfitto e ridotto alla fame. I primi a porsi il problema della questione sociale, nelle forma che oggi viene definita “responsabilità sociale d’impresa”, furono i liberali della cosiddetta Sinistra Storica. Tra le loro fila militò il mio trisavolo Nereo Grigolli, citato da Bozzini nelle ultime pagine del libro per un motivo curioso: giovane di belle speranze, egli fu amico e assiduo frequentatore proprio dell’ormai crepuscolare parroco Bennassuti, libero di accedere alla biblioteca e all’archivio del dottissimo arciprete. Nella bizzarra miscela ideologica scaturita dall’incontro di due personalità tanto dissimili, il modello veneto – per quanto in nuce – prendeva forma con tutti i suoi rischi economici (per aver voluto “umanizzare” la gestione della sua azienda agricola, il Grigolli finì in bancarotta) e la sua atavica liquidazione identitaria (al primo refolo di benessere, le specificità venete furono quasi tutte rimosse alla stregua di retaggi contadineschi e perciò vergognosi).
L’escursione di Bozzini nei “destini incrociati” dell’Ottocento veronese e ceretano, soprattutto, mette la permanenza dei toponimi e dei cognomi in grado di richiamare corsi e ricorsi storici – quanto si somigliano, l’agitato passaggio di consegne tra cattolici e liberali nel 1866 e quello tra Ulivo e Cdl capitato appena due mesi fa! – nonché la memoria di antichi padri e, talora, i volti di vecchi amici.




31 maggio 2007

Amministrative 2007: la valanga veronese (e "bassarola")

Sono state elezioni amministrative amare, per la sinistra di governo e non. A dispetto dei titoli cubitali apparsi tra ieri e oggi sulle testate giornalistiche prodiane, infatti, il successo della Cdl non è rimasto affatto circoscritto alle sole “acque amiche” del Nord, ma si è esteso anche ai tradizionali feudi rossi dell’Italia peninsulare, dove l’Unione registra un cospicuo calo di consensi anche nel riconfermarsi. Né si può tralasciare che la vittoria del centrosinistra ad Agrigento, strombazzata a più non posso sulla suddetta stampa amica a riprova di un inesistente “pareggio” elettorale tra i due schieramenti, consiste nell’ascesa a sindaco di un transfuga udiccino che dovrà fare i conti con un consiglio comunale a larga maggioranza polista.
I risultati di queste elezioni ribadiscono una volta di più la tendenza alla normalizzazione manifestata dall’elettorato italiano dopo il moto di “oscillazione smorzata” innescatosi con Mani Pulite. Ancorché i pennivendoli a libro paga di Rcs si ostinino ad ammannire l’ipnagogia collettiva di una fantomatica “crisi della politica”, il furore antipolitico dei primi anni ’90 segna il passo a tutto vantaggio di una rinnovata appartenenza individuale a visioni politiche identitarie di massima, che solo la dialettica tra partiti può segmentare armonicamente e organicamente. Con cui non intendo affatto difendere la partitocrazia, ma solo sottolineare la funzione di garanzia per il cittadino svolta da trasparenti apparati politici multilivello.
Questa breve premessa mi è utile per esporre un’analisi prettamente territoriale del voto di ieri, perché sarebbe limitante ridurne le ricadute ai soli capoluoghi di provincia. Concentrandomi quindi sulla mia zona, il primo dato da prendere in considerazione riguarda senza dubbio il comune di Verona. La città scaligera, dopotutto, ritorna a essere quello che è sempre stata – cioè non la “Bologna nera” (semplificazione, quest’ultima, molto popolare ma profondamente sbagliata), bensì il centro forse più democristiano del pianeta Terra. I risultati elettorali confermano tale assunto proprio perché, liberata dalla camicia di forza del “partito dei cattolici”, come ai tempi della prima Lega Nord la cittadinanza veronese converge su una destra – nominalmente – liberista, federalista e legalitaria, in pieno accordo con i dettami dell’autentico cristianesimo politico. Le astiose recriminazioni confessionali del sindaco uscente (lo scialbo dossettista Paolo Zanotto, il quale si domanda polemicamente “che tipo di cattolici ci siano a Verona”), perciò, lasciano il tempo che trovano, offrendo casomai un ottimo spaccato delle contraddizioni che lacerano la sinistra italiana a tutti i livelli di governo. Per completezza di informazione aggiungo qualche notizia sul nuovo primo cittadino, Flavio Tosi: eletto con oltre il 60% dei suffragi, il neosindaco ha 37 anni, è programmatore, ha un diploma di maturità classica e da due anni è assessore regionale alla Sanità (il più votato nel Veneto).
Arrivo poi al capitolo pianura veronese: qui come altrove nel Lombardo-Veneto, l’ultima tornata elettorale ha visto rifluire la marea montante dell’antipartitismo che la sinistra locale, per oltre quindici anni, ha cavalcato mascherando le sue candidature da “liste civiche”. Le parole d’ordine dei diessini in incognito, sempre accompagnati dai fidi liberali miglioristi e da (più o meno) ampie schiere di cattolici adulti, sono state competenza, concretezza e non-appartenenza ideologica “per meglio garantire il buongoverno”. Discorsi analoghi a quelli portati avanti da Berlusconi con Forza Italia, peraltro lungo lo stesso arco temporale e a partire dal medesimo Big Bang antipolitico, obietterà il lettore più smaliziato. Eppure la credibilità del berlusconismo procede da una leadership carismatica, sancita con alterne fortune dal voto popolare, a una copertura della domanda politica su tutto il territorio nazionale, dal più basso al più alto livello di governo. Non sono differenze di poco conto: l’autoreferenzialità delle liste civiche paesane, rendendo impossibile appellarsi a segreterie di partito sovraordinate in caso di negligenze o abusi da parte degli amministratori, risolve le buone intenzioni pragmatiche di cui sopra in clamorose eterogenesi dei fini. Se un sindaco di Forza Italia si comporta come un podestà prepotente, ci saranno senz’altro dei giudici a Berlino. Ma se un sindaco della Rondinella, dell’Aquilone o della Mongolfiera approfitta indebitamente della sua posizione, a chi può rivolgersi il malcapitato cittadino?
Il problema non si è nemmeno posto a Roverchiara, a Ronco e a Villa Bartolomea, dove le uscenti giunte di centrodestra sono state rielette senza problemi. Peccato per Casaleone, che riconferma con appena 29 voti di scarto il forzista scissionista Gabriele Ambrosi. A Bovolone la Cdl di Osvaldo Richelli spodesta il leghista Giorgio Mantovani.
Ma dove l’antifona è stata recepita con più nettezza è a Cerea. Paolo Marconcini, candidato della Casa delle Libertà, cancella con un incredibile 60% l’era della Coccinella, listone para- e cripto-ulivista ideato da Franco Bonfante (sindaco dal 1994 al 2002) nella nemmeno troppo lontana epoca in cui le procure demolivano a suon di manette tintinnanti il sistema dei partiti tradizionali. Il risultato ottenuto da Marconcini impressiona per la portata e l’omogeneità: 14 sezioni vinte su 14, compresa l’imprendibile roccaforte “rossa” di Cherubine. La vittoria del centrodestra restituisce anche Cerea alla normalità, confermando un orientamento politico chiaramente manifestato in tutte le elezioni non-amministrative (qui la Cdl ha totalizzato il 72% alle politiche dell’anno scorso). L’ora fatale del coleottero rossonero ha messo fine a un’esperienza politica locale che dimostra come, sottratte a una filiera di governo “tracciabile” e a efficaci strumenti di contropotere civico, anche le migliori intenzioni si traducano nel loro esatto opposto. “Non siamo di destra o di sinistra, siamo persone capaci”, dicevano a ogni pie’ sospinto gli sconfitti. Sì, capaci di affidare il riordino della viabilità a un professore di lettere e al comandante dei vigili urbani, con conseguente proliferazione di sensi unici assurdi e di rotatorie grandi come torte per sei persone. Capaci di sconvolgere l’arredo e il tessuto urbano di Cerea con la costruzione della nuova, orrenda piazza di Via Paride, nota per il fondo stradale misto porfido-pietra d’Istria (!), per le panchine alte due metri (!!) e per le supposte paracarro in metallo rugginoso (!!!), che hanno reso il nostro millantato “salotto” la barzelletta delle Valli Grandi Veronesi. Capaci di affidare il settore dell’edilizia a un ingegnere (prima) e a un architetto (poi) curiosamente fatti segno a una cospicua pioggia di incarichi solo dopo la nomina ad assessori (prima dell’investitura le committenze scarseggiavano per entrambi, potenza del libero mercato). In linea generale, capaci di e intenzionati a snaturare l’assetto socio-economico del comune con una velleitaria “Area Exp” carente di infrastrutture, sottoutilizzata e munita del relativo, dispendioso ente (pubblico) di controllo, ma anche ventilando la realizzazione di un parco tematico alle porte del paese (sì, paese: le città, cari politicanti provincialotti, purtroppo o per fortuna stanno altrove e hanno ben altre dimensioni). Dopo la piazza degli orrori, a traffico limitato e priva di parcheggi, quest’opera mastodontica e fuori scala avrebbe assestato il colpo di grazia agli esercenti del centro storico, senza contare i problemi di fattibilità e di compatibilità ambientale che avrebbe sicuramente comportato.
Finché a portare avanti questa politicuzza dell’apparire a prescindere dall’essere è stato Bonfante, spregiudicato arrivista ora sistematosi in consiglio regionale tra le fila della lista Uniti nell'Ulivo (alla faccia dell’indipendenza politica!), il gioco ha retto grazie alla sorridente affabilità e alla spietata determinazione dell’uomo. Ma con Claudio Tambalo, suo mandatario, medico di base noto per la fastidiosa alterigia che l’interclassismo ceretano (sì, ceretano: “cereano” suona cacofonico, oltre a essere filologicamente scorretto) usa bollare con il marchio dell’infamia, il palco è crollato miseramente. Altro che “effetto Prodi”, altro che “voto ideologizzato”, cari signori. Oltre a testimoniare di un offensivo – e tipicamente sinistrorso – giudizio sulla capacità di discernimento dell’elettorato, che capisce bene quando vota per l’Unione ma perde la sinderesi allorché sceglie diversamente, tali chiavi di lettura mancano il reale punto della questione. Che attiene soprattutto alla bocciatura di una compagine che ha malgovernato.
Ora sta a Marconcini formare una giunta credibile e blindata per sopportare gli attacchi incessanti che, con ogni probabilità, partiranno da un’opposizione composta di gente rimasta senza lavoro o senza più le credenziali necessarie a proseguire la scalata al potere. Ma io sono sicuro che Paolo saprà dimostrare benissimo quale e quanta sia la differenza tra chi si dà da fare per prendere voti e chi, viceversa, prende i voti per darsi da fare.

Vai a vedere: Harry, Fausto Carioti




26 maggio 2007

Michela Vittoria Brambilla






sfoglia     novembre       
 


Ultime cose
Il mio profilo



11 Settembre
1972
2twins/M&A
Accessibile
A Conservative Mind
Aislinn
Alef
Alessio Guzzano
Alexandra Amberson
Astrolabio
Atroce Pensiero
Azioneparallela
Benedetto Della Vedova
Bernardo
Bioetiche
Bourbaki
Broncobilly
Cadavrexquis
Calamity Jane
Camillo
Cantor
Carlo Panella
Carlo Scognamiglio
Carlo Zucchi
Ce lo dice Hillman
Climate Audit
Coast2Coast
Crossroads
Davide Giacalone
David the Gray
Daw
Deborah Fait
De Libero Arbitrio
DestraLab
DMC (un amico di vecchia data)
El Boaro
Face the Truth
ffdes
Filosofo austro-ungarico
Freedomland
From being to becoming
Germany News
Gianni Pardo
Giorgio Israel
Giovanni Boggero
Giovanni Maria Ruggiero
Giulia NY
Green Report
Greg Mankiw
Happy Trails
Harry
House of Maedhros
Hugh Hewitt
Ideas Have Consequences
Il blog dell'Anarca
Il bosco dei 100 acri
Il Castello
Il Filo a Piombo
Il Megafono
Il piccolo Zaccheo
Il Politico
Ingrandimenti
In Visigoth
Ipazia
Italian Libertarians
JimMomo
Joyce
Karamazov
Karl Kraus
Krillix
L'apota
La Cittadella
La Pulce di Voltaire
La voce del Gongoro
Le Guerre Civili
Lew Rockwell
L'estinto
Lexi
Liberali per Israele
Liberalizzazioni
Lino Jannuzzi
Little Green Footballs
Lo PseudoSauro
Lo Schiavo
Lo straniero di Elea
L'Ussaro
Macromonitor
Mario Sechi
Marco Taradash
Massimo Fini
Mau
Michael Ledeen
Miss Prissy
Mondo Ingegneri
Napoli Viva
Neocon Italiani
Ne quid nimis
Noise from America
Numendor
Oggettivista
Orpheus
Otimaster
Paolo Longhi
Parbleu!
Passaggio al Bosco
Pensiero Conservatore
Perla Scandinava
Phastidio
Principessa Lea
Processi di mercato
Realismo Energetico
Riflessioni di un Conservatore
Robinik
Schegge di Vetro
Snow Crash
SocraticaMente
Starsailor
The Mote in God's eye
The Right Nation
Topgonzo
Ultima Thule
Valentina Meliadò
Ventinove Settembre
Walking Class
Watergate
Wellington
Wind Rose Hotel
Zamax
Zona Franca


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom