.
Annunci online

  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

Crea il tuo badge


Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

Uno sguardo all'America
del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

Proibizionismi all'orizzonte?

Ennesima political compass

A New Republic

300

Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

Libertari o gobettiani?

Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

Gods of Metal 2007

Se Milano piange,
Parma non ride


Gianfranco, Daniela
e il  moralismo farisaico


Un altro partito liberale?
No, grazie


La battaglia che fermò
l'impero romano


Harry Potter 5

Mario e i miglioristi sognatori

L'Arciprete e il Cavaliere

Scemenze che vanno distinte

Cor magis tibi Sena pandit

Gli interrogativi di Walter

Il liberismo
è davvero di sinistra?


Fenomenologia del Grillo

Le cronache
del Ghiaccio e del Fuoco


Liberalismo

Eutanasia in progress

Rivalutiamo pure Hobbes,
ma solo oltre confine


Rosmini for dummies

Sapessi com'è strano/
morire democristiano


La Libertà e la Legge

Bioetica
autunno-inverno


Il caso Bianzino

Luigi Sturzo for dummies

Papa e Sapienza,
Fede e Ragione


USA 2008: Mac is back!

I figli di Hurin

Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
guardiamo la luna,
non il dito


Cattolicesimo,
protestantesimo
e capitalismo


In difesa di Darwin/
Dimenticare Darwin


Multiculturalismo o razzismo?

Coerenza o completezza?
Il caso delle norme edili


Il teatrino fa comodo a tutti

Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

La fine dell'economia

Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


Disclaimer
A norma della legge 62/2001
questo blog, aggiornato senza
periodicità, non è una testata
giornalistica né un prodotto
editoriale.
L'autore dichiara di non
essere responsabile dei
commenti inseriti nei post.
Eventuali commenti dei
lettori, lesivi dell'onorabilità
o dell'immagine di persone
terze, non sono da attribuirsi
al titolare.


Copyright
Tutti i testi presenti su questo
blog, salvo dove diversamente
indicato, sono da considerarsi
proprietà intellettuale
dell'autore. Senza il consenso
esplicito del titolare, è vietata
la riproduzione totale o parziale
di tali contenuti a scopo di lucro.
Il mancato rispetto di queste
indicazioni sarà perseguito
in sede legale, secondo i termini
previsti dalle leggi vigenti.


Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Wikio - Top dei blogs - Politica


6 aprile 2006

Caro Senatore

Al direttore – Confesso di aver letto, anch’io “non senza vergogna”, la lettera di Alberto Mingardi (il Foglio di martedì): ancor più perché è un amico e un liberale. Pazienza per l’assolutismo che lo induce all’errore logico di porre il suo dilemma – se il cordoglio generalizzato per il povero Tommi, che lo irrita (sic), sia dovuto o all’impotenza della vittima o all’uso di mezzi teatrali (sic) per ucciderlo – a valle di un’assunzione aprioristica, che aborto e omicidio siano la stessa cosa. Ignorando la radicale distinzione che ne fanno, da un lato, le molteplici e differenti opinioni in merito che attraversano la dottrina della chiesa nei secoli e, dall’altro, il codice prima della depenalizzazione. Pazienza per non voler considerare quanto i filosofi hanno discettato sulla differenza tra vita in potenza e in atto. Ma non ho pazienza se penso alle donne, migliaia e migliaia, italiane e viventi, che sono passate attraverso il trauma dell’aborto, e forse ancora ne portano i segni, e alla ripulsa che provano – e noi con loro – a sentirsi equiparate agli assassini di Tommi. Chi ha il diritto di criminalizzarle? O se penso a quanti domenica non riuscivano a leggere i giornali, tanto le lacrime gli offuscavano gli occhi, e ai bambini delle scuole che hanno provato dolore per Tommi: perché dovrebbero vergognarsi del loro sentimento? E mi ritraggo dal pensare al disumano sovraccarico imposto alla mamma di Tommi privandola persino del proprio individuale dolore, dissolto e disperso nella genericità di un male così diverso dal suo. Io rispetto le opinioni di chi, a differenza di me, ha bisogno della metafisica per fondare la propria etica. Ma esiste un comune senso dell’etica: ignorarlo è ideologismo. Soprattutto, Alberto, un’etica che offenda la carità non può essere etica.
                                                                                
Franco Debenedetti

Caro Senatore, pur confidando nella capacità di Alberto Mingardi di difendersi da sé, ove mai egli ritenesse opportuno rivolgerLe una controreplica, in qualità di “mingardiano” di ferro mi sento investito in prima persona dal portato etico e logico delle Sue riflessioni. E pazienza, se pazienza dev’essere, per la curiosa aporia che La porta a contestare il fondativismo metafisico appellandosi alle discettazioni di coloro i quali – chierici e filosofi – della metafisica imperniata sul bimillenario asse atto-potenza hanno fatto un ambito conoscitivo imprescindibile. Pazienza per l’imprecisa categoria giuridica – la “depenalizzazione” – da Lei applicata ad una fattispecie penale sanata invece tramite il ricorso al dispositivo della legalizzazione – che, sul piano dello spirito normativo, sancisce non già una sospensione “in deroga” del reato di omicidio, bensì la totale liceità di uno dei contesti specifici nel quale, in precedenza, si riteneva che quest’ultimo si configurasse. Pazienza per l’annoso sotterfugio dialettico, affioramento carsico della mentalità liberal, che gioca sulla subordinazione concettuale della “vita umana” (fenomenologia) alla “persona” (diritto positivo). Ma la pazienza ha un limite per tutti e, per quanto mi riguarda, si esaurisce allorché un equivoco indebito – ossia l’implicita criminalizzazione delle donne volontariamente sottopostesi ad aborto clinico – viene assunto a cardine di un’accusa tanto infamante quanto infondata nei confronti miei e di chi la pensa come me. Se vi è un dato indubitabile, nella mischia di valori e controvalori che confliggono sul cedevole terreno dell’etica pubblica, è che proprio le donne “passate attraverso il trauma dell’aborto” costituiscono forse l’unica categoria esentata “d’ufficio” dall’onere della colpevolizzazione in materia di interruzione di gravidanza. Solo loro, infatti, hanno sperimentato e interiorizzato una consapevolezza di quel “trauma” tale da non richiedere alcun supplemento di penalità. L’accusa di cattiva coscienza, nei termini in cui viene posta anche dal sottoscritto, è rivolta a tutti gli altri, a tutti noi, spettatori ipocritamente partecipi degli artati psicodrammi che (giustamente, beninteso) accompagnano notizie come il prezzolato assassinio di un infante mentre, negli ospedali, creature appena meno cresciute muoiono “a migliaia” nella grigia serialità che l’indifferenza generalizzata demanda quotidianamente al detto “occhio non vede, cuore non duole” declinato in punta di diritto. Anch’io non accetto che il dolore altrui venga appiattito su orizzonti astrattamente “collettivi” o “individuali” a seconda delle convenienze e delle circostanze: è particolare e irripetibile quello della mamma di Tommi come lo è quello di tutte le reduci da ivg, a dispetto della dissolta e generica “dispersione” che Lei sembra attribuire a questa seconda casistica. Consci di quanto detto sin qui, non ci troveremmo forse a maneggiare una legislazione maggiormente “individualista”, valutando caso per caso le coordinate sociali e psicologiche che contribuiscono a determinare ciascun rifiuto della gravidanza, anziché consegnando all’arbitrio di un’indiscriminata legalizzazione la disciplina dell’aborto, peraltro in spregio alla volontà e ai diritti soggettivi di un concepito inchiodato ad una minorità primitiva e punitiva? Non è, il Diritto, lo strumento con cui le civiltà organizzate tentano di emendare le ingiustizie e le disparità intrinseche allo “stato di natura”? Mi creda, Senatore, quando dico che le nostre divergenze derivano non dalla discrasia tra macilente sagome metafisiche da un lato e realistico buon senso dall’altro, ma dall’eterna lotta tra etica deontologica ed etica utilitaristica, entrambe saldamente – ma diversamente – ancorate all’elemento “materico” dell’Essere. E mi permetta di riprendere quanto stamane Le ha risposto Giuliano Ferrara, nel ripeterLe che la carità, in ordine a certe problematiche, è meglio lasciarla dove si trova: nel secchio con un miliardo di aborti. Confrontiamoci piuttosto a partire da quanto unifica i nostri punti di vista, cioè la coabitazione di quell’area semantica che permette a Lei come a me di riconoscere nell’aborto un “trauma” e un “male”. Con stima e rispetto, un saluto.




30 novembre 2005

La patente, di grazia

Su Tocqueville infuria la polemica, scatenata da Camillo in merito alle "idiozie" che sarebbero apparse in qualche analisi a suo dire "illiberale" delle disavventure giudiziarie di Adriano Sofri, e il sottoscritto, tanto per cambiare, si ritrova sotto esame e impossibilitato a stare "sul pezzo". Carino il post "antipatentista" di Watergate2000, arrabbiatella l'invettiva di Robinik, ma chi centra davvero il nocciolo della questione è il "sindaco" della città dei liberi, Andrea Mancia. Nella sua disamina emerge non solo l'impossibilità di rapportare la drammatica ricerca di una "tregua civile" postbrigatista/estremista ad un contesto come quello americano, ma anche lo spirito con cui dovrebbe essere vissuta un'ideale confluenza liberalconservatrice a tutti i livelli di realizzazione. Una mescolanza foriera forse di pesanti diverbi in materia di autocoscienza (è anche questo il caso, benché alla lontana), ma indispensabile per ampliare il terreno del confronto tra tutti coloro che avversano il socialismo in ogni sua manifestazione.
In particolare mi ha colpito il messaggio con cui Armando Bruno ha puntualizzato le riflessioni di Andrea. Egli scrive: "[...] Io vivo da tanto negli stati Uniti e vi dico io come sarebbe andata a Sofri. Sin dal momento che lui incitava all'odio e alla violenza dalle pagine di LC, sarebbe incorso in gravi reati penali e processato. In usa non si puo calunniare impunemente senza solide prove come fanno i giornali in italia, se lo fanno vanno in galera e pagano i danni ingenti alla vittima della calunnia nel giro di tre mesi.
Quando poi, grazie alla tesimonianza di Marino, Sofri Bompressi e Ferrara, sarebbero stati immediatamente accusati pur restando in liberta, il public attorney avrebbe fatto tutti i controlli i i cross references e quando in possesso di prove solide sarebbe iniziato il processo con una giuria popolare selezianata fra i pari di Sofri dagli avvocati difensori e da quelli dell'accusa, se ritenuto colpevole avrebbe rischiato la pena di morte in 39 stati e l'ergastolo a vita con sulla sua sheda scritto "libero mai" in tutti gli altri stati.
Rocca dice tante cose giuste sull'america, ma stavolta ha sbagliato e di grosso."
Nel sottoscrivere quanto detto da Armando, ribadisco quindi l'approssimazione insita nel volersi a tutti i costi rifare agli USA - faro di liberalismo, certo, ma lontano anni luce dalla nostra storia e dalla nostra percezione "beccariana" dei delitti e delle pene - per quantificare il tenore di liberalismo di chicchessia.
La tregua civile, s'intende, mi sta benissimo, purché bilaterale: grazia a Sofri, ma anche alla Mambro e a Fioravanti, per gli stessi identici motivi. Invece tutta la discussione, una volta affermato questo genere di equanimità, si incaglia puntualmente sul doppiopesismo preconcetto di certi ambienti intellettuali nostrani...

UPDATE (4-12-2005): Com'era prevedibile, questa settimana la blogosfera investita dagli strali di Rocca ha ripercorso la vicenda umana e giudiziaria di Adriano Sofri. Ne sono usciti numerosi validi contributi, tra i quali segnalo le prime tre puntate della Sofri-story offerte da Robinik quiqui e qui. Ma l'intervento più toccante che mi sia capitato di leggere a riguardo è il già mitico lo dico sottovoce di Martin Venator, che si aggiunge ai miei link senza nemmeno passare dal via. Roba da pelle d'oca. 




30 ottobre 2005

Le ragioni del "perismo"

Dal gran clamore attorno alle riflessioni, più o meno recenti, esposte da Marcello Pera a voce (i convegni di Magna Charta) o per iscritto (i dialoghi con l’allora Cardinale Ratzinger), emerge prepotente una profonda difficoltà di comunicazione e comprensione tra interlocutori. Il Presidente del Senato evidenzia i limiti e i rischi del “meticciato culturale”, cioè di un multiculturalismo irenista dimentico dei presupposti identitari che informano qualsiasi civiltà giuridica, e i commentatori parlano di un richiamo alla purezza razziale di stampo eugenetico-goebbelsiano.

Parimenti, nelle stesse occasioni, si delinea un minimo accenno di rettifica dei vetusti paradigmi anticlericali impugnati dal liberalismo ottocentesco, magari all’insegna di una rivalutazione dello spontaneismo religioso americano, e gli analisti ravvisano una deriva codina e papista.

Sul Foglio di ieri Piero Craveri e Massimo Teodori, quest’ultimo reduce da un piccato carteggio a sfondo etimologico con Giuliano Ferrara, compendiano piuttosto efficacemente il complesso di riflessi condizionati e ferrei dogmatismi dialettici che investe molto liberalismo “positivista”, specialmente se di provenienza neolatina.

Dall’intervento in esame, più che la sezione dedicata all’effetto politico ivi attribuito alle posizioni di Pera, spiccano le argomentazioni di filosofia giuridica che, nelle intenzioni degli estensori, dovrebbero fornire le coordinate in grado di delimitare l’appartenenza liberale. Posto che l’intento di stilare un “manifesto” del liberalismo costituisce di per sé una nettissima contraddizione in termini, giacché il pensiero liberale (entro certi limiti di larga massima) si contraddistingue proprio per l’assenza di un modello ideologico standard da rispettare, seguire il filo del ragionamento esposto da Teodori e Craveri può tornare utile per ribadire le diversità d’approccio che, a dispetto di ogni esclusivismo, possono convivere nello stesso campo culturale.

L’asse portante della disamina, pensata per dimostrare l’anti-liberalismo di Pera, poggia su un nodo tematico fondamentale: “l’antitesi tra la legge naturale, o ‘divina’, come la invoca Antigone sotto le mura di Tebe, e la ‘legge scritta’”. Perciò “l’origine del diritto naturale non è [...] ‘giudaico-cristiana’”, in quanto “da duemila e cinquecento anni esso è invece pietra miliare di tutta la civiltà occidentale”.

Preso atto di tale “antitesi”, secondo i due autori, la codifica del diritto positivo avrebbe seguito una strada separata dalla Legge immanente, di cui pure in principio avvertiva la presenza sovrastante. In accordo con tale concetto di “antitesi”, scaturisce un’insanabile frattura tra il giusnaturalismo “ontologico” predicato dal tomismo e la sua evoluzione “soggettiva”, autentico portato della rivoluzione liberale.

Ma il motivo per cui una disciplina filosofica come il giusnaturalismo subisce continue revisioni nel tempo - anche tuttora - non risiede certo nella sua aspirazione a disfarsi dell’oggettività. Anzi, per quanto il modernismo cerchi di affermare il contrario, ogni ricerca intellettuale è euristica, cioè tende al vero e all'assoluto. Che senso avrebbe altrimenti lo sforzo cognitivo, se perennemente condannato all’indifferenza gnoseologica o, peggio, etica?

Come un poligono sempre più spezzato approssima il cerchio in cui è inscritto senza mai raggiungerlo, anche la filosofia del diritto anela a quel codice “scolpito nelle stelle” di cui, a causa dell'imprescindibile finitezza che le è propria, non afferra mai l’essenza ultima. Gli antichi greci, semplicemente, percepivano con chiarezza questa tensione ideale. L’innatismo cartesiano-illuminista devoto alla dea Ragione, a tal proposito, rappresenta una delle possibili risposte alla domanda di un’irriducibile “sorgente” del vincolo normativo. Intesa come materia di discussione, sarebbe una “risposta” assolutamente accettabile. Ma quando Craveri e Teodori sbarrano la strada al confronto sostenendo che far “risalire la crisi contemporanea alle premesse logiche poste dal ‘cogito’ cartesiano” sarebbe una “affermazione a cui davvero un laico non può acconsentire”, incorrono in un errore che invalida le loro tesi sul piano storico e concettuale.

Storico, perché a furia di piantare paletti anticlericali i due saggisti finiscono per estromettere nientemeno che John Locke dal panorama laico e liberale di cui fu il capostipite. Infatti l’empirismo lockiano, naturaliter avverso al razionalismo francesizzante, si basa sulla negazione della res cogitans e della res extensa, le “sostanze reali” cui l’elaborazione delle idee tende indefinitamente (per l’appunto) senza mai conoscerne il substrato.

Concettuale, perché ergersi a certificatori della liberalità altrui non è mai una buona politica, per chiunque azzardi una definizione di liberalismo. Definizione sempre incompleta e - questo è il bello dell’idea liberale, oltre che la sua forza di autoconservazione storica - aperta agli sviluppi dettati dall’esigenza di favorire l’intrapresa e la responsabilità individuale contro l’oppressione, la tirannide, gli abusi del potere politico.

Se nel Sei-Settecento si imponeva l’avvento di un diritto di proprietà in chiave borghese ed antiaristocratica, attualmente urge l’introduzione di un criterio che sappia tenere la morale scientifica costantemente al passo con le potenzialità della tecnica. Per soddisfare questa necessità non serve tanto indulgere a soluzioni “reazionarie” (e qui, a dire il vero, mi riferisco anch’io alle fumose ambiguità di Pera), ispirate ad un passato impossibile da ricreare tal quale, bensì trattenere dalla tanto vituperata Tradizione i “mattoni” ancora utilizzabili che riesce ad offrire. La distinzione tra diritto soggettivo e diritto positivo può essere uno di questi.

Al centro del liberalismo, insomma, deve rimanere unicamente l’esegesi del logos, dove l’argomentare conta perfino più del dimostrare. Perché al centro dell’argomentazione non può che esserci un'individualità aperta al radicarsi di una convinzione. Una non-ideologia del libero confronto di coscienze, quindi: il settarismo di Teodori e Craveri può dire lo stesso?




9 ottobre 2005

La strana coppia

Domani sera, alle 20.35, La7 manderà in onda la consueta puntata di Otto e Mezzo, come ogni lunedì compressa nella striminzita mezzora disponibile a ridosso del Processo di Biscardone. Ospite della serata sarà il ministro del Welfare Roberto Maroni, pronto a cimentarsi col fuoco incrociato di domande che lo attendono nell’umbratile studio cogestito dal duo Lerner-Ferrara. E chissà che non ci scappino anche le prime avvisaglie dei futuri diktat leghisti in ordine alla vertenza lombarda, confezionati magari in modo da subordinare l’appoggio del Carroccio alla riforma elettorale proporzionalista ad una vantaggiosa composizione delle liti consumatesi all’ombra del Pirellone.

Ma illazioni a parte, sembrerebbe dunque che i palinsesti preserali della ex TeleMontecarlo procedano regolarmente. Solo che non è affatto così. Infatti, nel tardo pomeriggio di venerdì scorso l’emittente ha diramato il seguente comunicato ufficiale: “Lerner ha concordato di interrompere la collaborazione con il programma ‘Otto e Mezzo’ in vista del prossimo impegno con ‘L’Infedele’, che riprenderà da Milano il 5 novembre. La7 ha pertanto offerto la co-conduzione di ‘Otto e Mezzo’ a Ritanna Armeni a partire dalla fine di ottobre”.

Perciò evidentemente quella di domani sarà una puntata preregistrata. Di sicuro, al di là dell’amicizia che lega i due opinionisti a telecamere spente, nella breve serie di puntate già messe in onda l’acrimonia ideologica che li divide sotto i riflettori non ha mancato di effervescenza. Molto probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta durante la puntata dedicata al “raeliano midcult”, Michel Huellebecq, nel corso della quale Ferrara ha pesantemente ironizzato sulla “correttezza politica” del suo (ormai ex) collega.

I quattro gatti che seguono il Giulianone nazionale lo sanno benissimo, pur tifando per la miglior riuscita dei suoi progetti televisivi: in televisione in direttore del Foglio non può accompagnarsi a molto di più che ad una “spalla” che gli sia di docile contrappeso (ovviamente in senso figurato). E Lerner, per quanto affezionato al suo sopracciò lezioso, è comunque una primadonna che mal sopporta il dover sottostare ai tempi e ai temi dettati da un solista del calibro di Ferrara.

A tutti coloro che apprezzano il tentativo di svecchiare l’approfondimento televisivo con l’abbandono della lottizzazione ideologica a compartimenti stagni, anche nella sofferta convivenza di posizioni palesemente incompatibili, questo divorzio non può non dispiacere. Perché rappresenta una battuta d’arresto per quello spirito “ferrariano” ben visibile nel suo quotidiano di riferimento (a proposito, questo blog è convintamente fogliante), sempre equamente diversificato all’insegna di un fecondo pluralismo interno.

Forse la Armeni è la soluzione più realistica, ma ad ogni modo qui si continua a rimpiangere la fase-Sofri.



sfoglia     marzo        maggio
 


Ultime cose
Il mio profilo



11 Settembre
1972
2twins/M&A
Accessibile
A Conservative Mind
Aislinn
Alef
Alessio Guzzano
Alexandra Amberson
Astrolabio
Atroce Pensiero
Azioneparallela
Benedetto Della Vedova
Bernardo
Bioetiche
Bourbaki
Broncobilly
Cadavrexquis
Calamity Jane
Camillo
Cantor
Carlo Panella
Carlo Scognamiglio
Carlo Zucchi
Ce lo dice Hillman
Climate Audit
Coast2Coast
Crossroads
Davide Giacalone
David the Gray
Daw
Deborah Fait
De Libero Arbitrio
DestraLab
DMC (un amico di vecchia data)
El Boaro
Face the Truth
ffdes
Filosofo austro-ungarico
Freedomland
From being to becoming
Germany News
Gianni Pardo
Giorgio Israel
Giovanni Boggero
Giovanni Maria Ruggiero
Giulia NY
Green Report
Greg Mankiw
Happy Trails
Harry
House of Maedhros
Hugh Hewitt
Ideas Have Consequences
Il blog dell'Anarca
Il bosco dei 100 acri
Il Castello
Il Filo a Piombo
Il Megafono
Il piccolo Zaccheo
Il Politico
Ingrandimenti
In Visigoth
Ipazia
Italian Libertarians
JimMomo
Joyce
Karamazov
Karl Kraus
Krillix
L'apota
La Cittadella
La Pulce di Voltaire
La voce del Gongoro
Le Guerre Civili
Lew Rockwell
L'estinto
Lexi
Liberali per Israele
Liberalizzazioni
Lino Jannuzzi
Little Green Footballs
Lo PseudoSauro
Lo Schiavo
Lo straniero di Elea
L'Ussaro
Macromonitor
Mario Sechi
Marco Taradash
Massimo Fini
Mau
Michael Ledeen
Miss Prissy
Mondo Ingegneri
Napoli Viva
Neocon Italiani
Ne quid nimis
Noise from America
Numendor
Oggettivista
Orpheus
Otimaster
Paolo Longhi
Parbleu!
Passaggio al Bosco
Pensiero Conservatore
Perla Scandinava
Phastidio
Principessa Lea
Processi di mercato
Realismo Energetico
Riflessioni di un Conservatore
Robinik
Schegge di Vetro
Snow Crash
SocraticaMente
Starsailor
The Mote in God's eye
The Right Nation
Topgonzo
Ultima Thule
Valentina Meliadò
Ventinove Settembre
Walking Class
Watergate
Wellington
Wind Rose Hotel
Zamax
Zona Franca


Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom