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  Ismael [ Il superstite del Pequod ]
         
















Non te lo chiedo per favore: non calpestarmi







Perduta nazione, avito suolo
Isole tra i monti, strade pei mari
Unico asilo ed eterno conforto
Per te prosperiamo
Liberi e reverenti





Due che hanno visto giusto





La situazione mediorientale spiegata
meglio che in mille editoriali





In memoria di Diamond
"Dimebag" Darrell
, e di tutti gli
interminabili pomeriggi di
gioventù trascorsi a sgomitare
sotto la sferza selvaggia
della sua chitarra!





Where I belong:



Il movimento liberale giovanile fondato e presieduto da Francesco Lorenzetti



Edoardo Ferrarese

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Testate, think tank & community:





















Direttore Giancarlo Loquenzi
















































MY BEST SHOTS:

Meglio il Saruman monetarista
o il Sam vegetariano?

Sul proporzionale

Un sindaco efferato

Mineo-gate

La verità ribadita.
Grazie alla blogosfera


Le fiamme sopra Parigi

Religione e omosessualità -
Condannati per reato d'opinione


Buon anno e felice Epifania
con l'intemerata
laica-ma-non-laicista


Ipocralismi
(ipocrisie e moralismi)


Il sofferto capolavoro
di Arik


Munich

Jimmy, Fini e i joint

Il Programma dell'Unione:
non si fa, si fabbrica


Jin-Roh - Uomini e lupi

Cento domande sull'Islam

Il Caimano

Buona la seconda

Cinque minuti a mezzanotte

After-midnight abstracts

Martini l'apostata

Hanno già ricominciato
a farci "ridere"


What is the Matrix?

Federalismo e Democrazia

La riserva è scesa in campo

La Signora delle contumelie

Mimmu 'u Guardasigilli

Il Codice da Vinci

La lussazione

Pensierini bioetici

Referendum day...
compromission day


Centrodestra, anno zero

Padoa-Schioppa VS Bersani:
vince la politica

Paths of Glory -
Ciò ch'è fatto è reso


La guerra infinita,
l'ipocrisia al governo

United 93

Multilateralismo dalemiano:
molta astuzia, poca prospettiva

8 Settembre,
festa degli ondivaghi


Com'era il mondo

Propaganda welfare

La semplicità del Papa

Telecomgate, Prodi poteva
non sapere. Non è
la prima volta


Tra il Dio incarnato
e il Dio incartato


Più tasse per tutti.
E più inflazione

Miami Vice

Ipotesi su Gesù

Buona l'anima,
malo il vino


USA 2006:
l'America plurale


Laicità e diritto naturale,
ovvero: del cortocircuito
giacobino


La mossa del Casini

Né bio né equo
né solidale. Quindi
massimamente etico


Apocalypto

Pannella e la morte
per procura


Fassino, le sberle, la rivincita

Tri-dazer

"Prodienko": torti e ragioni

L'antiPACStico

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del prossimo futuro


Or sono tre anni

Come Prodi
cadono le foglie al vento


Life to lifeless

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A New Republic

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Uomini, caporali
e parlamentari


Immigrazione e libertà

L'innatismo dei predestinati

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Sarko e Silvio

Cronache straboscopiche

Sex Crimes & the Vatican

Michela Vittoria Brambilla

La valanga veronese

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Se Milano piange,
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Gianfranco, Daniela
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Il liberismo
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Bioetica
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Luigi Sturzo for dummies

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Aborto all'italiana

Urbanistica di cronaca
e di mercato

Contro le tasse

Liste del Pdl:
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Cattolicesimo,
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Un'impronta illiberale?

La scelta di Eluana

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Il Cavaliere Oscuro

Il quoziente etico

Fallitalia

Quel che resta della crisi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
Liberalizzazioni:
cosa resta da fare?

#1  #2


Il punto sulle bersanizzazioni
#1  #2  #3


Un giorno di libertà
#1  #2  #3


Metabio(gen)etica
#1  #2  #3  #4


Per il bene dell'Italia
#1  #2  #3  #4  #5
#6  #7  #8  #9  #10 


IsmaelVille
#1  #2  #3  #4  #5
#6 #6.1 #7  T13


Spigolature internautiche

"Uòlter Veltroni
a tajà er nastro
so' tutti bboni"

            by Giggimassi


"Far l'amore
col preservativo
è come fare il bagno
con lo scafandro"

                (Anonimo)


"Non sono né del partito
rivoluzionario né del
partito conservatore.
Ma tuttavia e dopotutto
tengo più al secondo che al
primo. Infatti dal secondo
differisco nei mezzi
piuttosto che nel fine,
mentre dal primo differisco,
insieme, nei mezzi e nel fine.
La libertà è la prima delle
mie passioni. Questa è la
verità"


      Alexis De Tocqueville
                    (by Zamax)


"Se Dio si candida,
lo stolto pensa alle elezioni
invece che al problema
dell'elezione"


            Giuliano Ferrara


"Io credo soltanto nella parola.
La parola ferisce, la parola
convince, la parola placa.
Questo, per me, è il senso
dello scrivere"


                    Ennio Flaiano
                (by Il Paroliere)


"L'ideazione di un sistema
resistente è atto creativo
che solo in parte si basa su
dati scientifici; la sensibilità
statica che lo determina, se
pure necessaria conseguenza
dello studio dell'equilibrio e
della resistenza dei materiali,
resta, come la sensibilità
estetica, una capacità
puramente personale, o per
meglio dire il frutto della
comprensione ed assimilazione,
compiutesi nello spirito del
progettista, delle leggi
del mondo fisico"


                       Pier Luigi Nervi
(Scienza o Arte del Costruire)


"L'unica cosa necessaria
per il trionfo del male
è l'inerzia dei buoni"

                         Edmund Burke
              (by Torre di Babele)


"Un governo così grande da
darti tutto quello che vuoi
è anche abbastanza grande
da toglierti tutto quello che hai"


               Barry M. Goldwater
          (by Retorica e Logica)


"L'amore è donare quello
che non si ha a qualcuno
che non lo vuole"


                     Jacques Lacan
                       (by Bernardo)


"Sono un conservatore nel
senso inteso da Hannah Arendt,
che si preoccupava della
preservazione del mondo.
Oggi comunque non c'è più
ordine costituito, ma solo
un cambiamento costituito.
La nostra sola tradizione è
il progresso. Viviamo in nome
del movimento e del
cambiamento continuo.
In questo contesto, io mi
considero un rivoluzionario,
perché ormai la sola
rivoluzione possibile è quella
che interrompe le derive
contemporanee"

               Alain Finkielkraut
                            (by Temis)


"Parliamo di politica:
quando si mangia?"


                 Alberto Mingardi


"Quella delle domeniche
a piedi è una messa rosso-
islamica, basata sulla nostalgia
del bel tempo della austerity
'regalataci' dall'Opec nel 1973.
E' un rito di espiazione e
autoflagellazione, direbbe un
Ernesto De Martino. E' una
autopunizione per aver pensato
di andare in auto a casa della
mamma, direbbe Freud. E' una
purga rivoluzionaria per
distruggere i beni di consumo
e tornare al valore d'uso,
direbbe Karl Marx"


                  Paolo Della Sala


"Quando uno conosce bene
una cosa se ne ha a male
se qualcun altro ne parla"


                          by Cruman


"Il vero conservatore sa che
a problemi nuovi occorrono
risposte nuove, ispirate a
principi permanenti"


             Giuseppe Prezzolini
  by Camelot Destra Ideale


"Una donna lo sa: le donne
adorano odiarsi. E' una cosa
vezzosa, niente di grave: solo
un po' di veleno qua e là, uno
sgambetto un sorriso e una
pugnalata alle spalle.
Non possiamo resistere"


              Annalena Benini


"Gli elettori delegano
il peccato ai potenti, così
possono immaginare
di non essere colpevoli
di nulla"


          Paolo Della Sala, again


"L'utilitarista deve nascondere
giudizi di valore da qualche
parte, per prendere decisioni
in base al suo principio,
e la teoria morale che ha
non è quindi l'utilitarismo,
ma lo specifico criterio
decisionale adottato"


                          LibertyFirst


"Non c'è più nessuno
a cui sparare, signore.
Se si tratterà solo di
costruire scuole e ospedali,
è a questo che serve l'esercito?"


                   Michael Ledeen


"L'idealista è uno che,
partendo dal corretto
presupposto che le rose hanno
un profumo migliore dei cavoli,
usa le rose per fare la zuppa"


                  Antonio Martino


"Sono sempre i migliori
ad andarsene dai forum"


                           Malvino


"Sapientia deriva da assaporare,
serve altro commento che non sia
mettere in moto il pensiero,
il ragionamento critico
come sapore delle cose?"


                                 adlimina


"Se gli economisti fossero
in grado di prevedere l'economia
non sarebbero tali, cioè non
avrebbero bisogno di insegnare
per sbarcare il lunario"


                            Mario


"Chi è sovente accigliato,
chi alza spesso il ditino
ammonitore, chi giudica
severamente il mondo
è uno che nel mondo
ci si trova male"


                             Gianni Pardo


The unprofessional blog

L'autore dichiara apertamente
che gli audaci parti del suo
intelletto avrebbero bisogno
del conforto di dottrina
specialistica in più materie,
nessuna delle quali minimamente
padroneggiata: pregasi notare
- sia ricordato qui una volta
per tutte - che di siffatti
scrupoli accademici è
privilegio della corporazione
dei dilettanti infischiarsene
allegramente (TNX Zamax)


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20 luglio 2007

Un doge gay-friendly

Rispondendo a una domanda sul tema della famiglia – posta forse un po’ fuori contesto, essendogli stata rivolta a margine della presentazione pubblica di un rapporto economico – il presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan (FI), ha dichiarato: “In molti paesi dell’Est gli orfani sono tenuti in strutture più simili a lager che a orfanotrofi. Condizioni inaccettabili e scandalose. Piuttosto che condannare questi bimbi a una permanenza in simili lager, io sono favorevole a dare la possibilità anche alle coppie gay di poter adottare un bambino” [fonti qui e qui].
Alessandro Zan, presidente dell’arcigay veneta e interprete di un modello nel contempo risoluto e composto di militanza omosessuale (non per nulla Cecchi Paone ebbe a definirlo “democristiano dentro”), ha così commentato l’esternazione di Galan: “Il tema è sicuramente delicato. Certo le dichirazioni di Galan rompono un grande tabù trasversale visto che il segretario dei Ds Piero Fassino aveva espresso una posizione più arretrata di quella del presidente veneto” [fonte].
Mi trovo sostanzialmente d’accordo con il presidente di regione, e non da ieri, purché l’estensione del diritto di affidamento ai gay non intacchi la coerenza logica del discorso normativo pregresso in materia di legislazione familiare. L’assegnazione di minori a coppie omosessuali non può prescindere dalla comprensione, da parte dell’affidato, di essere accolto da una struttura affidataria che non rispecchia l’ordine naturale della procreazione, ma che si “limita” a offrirgli cure e opportunità impensabili all’interno di un orfanotrofio. La ragionevole presunzione di questa presa di coscienza in merito alla non-putatività della nuova sistemazione necessiterebbe forse di un limite di età, ma dopotutto su queste tecnicalità specialistiche non è impossibile trovare un ragionevole compromesso nelle opportune sedi legislative.
Il pieno riconoscimento dei diritti individuali ai gay, più in generale, si dovrebbe esprimere attraverso l’abbattimento delle barriere all’accesso nell'ambito delle “formazioni sociali”, di cui peraltro all’Art. 2 della costituzione italiana. Entro tale definizione, pertanto, ricadrebbe anche la regolare apertura di una casa-famiglia, ovviamente dietro il soddisfacimento degli stringenti requisiti psico-attitudinali richiesti per analoghi motivi anche agli eterosessuali.

Fuori tema, ma sempre a proposito di libertà civili, sottoscrivo dalla prima all’ultima riga questo editoriale antiproibizionista di Marco Taradash.




16 maggio 2007

Cronache straboscopiche

Un rapido sguardo alla cronaca recente offre più di un aggancio metaforico allo strabismo, inteso come difetto di allineamento del campo visivo. O, detto altrimenti, come urgente bisogno di chiarirsi le idee da parte di molti.
Lo dico subito: trovo che da piazza San Giovanni, dove sabato scorso si è svolto il Family Day, sia partito un messaggio di fondo quantomeno ambiguo. Per alcuni è stata una manifestazione anti-Dico; per altri si è trattato dell’adunata di una minoranza rumorosa e combattiva, con cui questo papato – tramite il clero periferico – ha inteso proseguire la sua battaglia in difesa della tradizione (familiare) cattolica. Sul piano delle rivendicazioni politiche si osserva la medesima indeterminazione: per Max l’agenda dell’evento è stata chiaramente orientata a domandare “quoziente familiare, detassazione, revisione dei criteri di assistenza pubblica per le famiglie più deboli, libertà scolastica”. Eppure una mobilitazione dal taglio vagamente “sindacale”  – guardacaso tra gli organizzatori dell’evento figura quella vecchia volpe cislina di Savino Pezzotta – non ha mancato di lanciare slogan assistenzialisti ben lontani dal sommario leave us alone che può averci voluto leggere il partecipante di tendenze reaganiane. Più in generale, sembra quasi che la folla riunitasi in Laterano quattro giorni fa punti a una vera e propria strategia della normalizzazione per la famiglia naturale e monogamica, segnatamente attraverso l’invocazione di un abbraccio (mortale) con lo Stato e il suo attraente potere di codifica del lecito.
Stessi mezzi, opposti fini rispetto ai laici “coraggiosi” accorsi in piazza Navona: statalismo negativo contro statalismo positivo, ma sempre di statalismo si parla. Lo stracco balletto di cifre tramite il quale le due iniziative si sono volute contrapporre sotto il mero profilo quantitativo, che da solo non elargisce né torti né ragioni a nessuno, fa emergere un primo esempio di “deviazione oftalmica”. Le cifre del Family Day sono state senz’altro gonfiate ad arte, perché la capienza di piazza San Giovanni non supera fisicamente le 250 mila unità circa. Eppure viene da chiedersi come mai un bell’accertamento degli afflussi non sia toccato anche alla manifestazione concorrente: cristiana carità deve aver suggerito di sorvolare sulla conta delle effettive presenze all’appuntamento con il coraggio rossolaico, presumo. Lo sguarnito raduno anticlericale, se non altro, ha inneggiato senza possibilità d'equivoco alla discutibile concatenazione giuridica tra desideri, bisogni, diritti soggettivi e diritti positivi.
Ripeto brevemente il mio punto di vista sulla questione: il diritto di famiglia non deve sancire la liceità di qualsivoglia legame affettivo, ma ha tutto l’interesse a premiare (con agevolazioni tributarie per i figli a carico, ad esempio) l’incoercibile e spontanea propensione degli individui di sesso opposto a vincolarsi l’un l’altro secondo il modello antropologico che “liberalizza” maggiormente i rapporti di parentela, discostandosi al massimo grado dal tribalismo clanico. Ogni altra formazione sociale espone il suo “statuto interno” al vaglio del potere solo ed esclusivamente dopo essersi costituita, per cui definisce fattispecie da regolamentare in termini di diritto civile: a nessuno salterebbe mai in mente di sposare un datore di lavoro e un suo dipendente, eppure tra i due soggetti intercorrono comunque “mutue obbligazioni” in senso lato. Per converso due fidanzati non godono della pensione di reversibilità, eppure se stanno assieme molto probabilmente si amano.
Sempre a proposito di Family Day, ha occhi incrociati anche chi, bontà sua, considera “rispettabile” la scelta di dare vita a famiglie numerose, ma poi avvelena la sua magnanimità avanzando il sospetto che le signore prolifiche possano aver subito “pressioni morali”. Mai che lo spauracchio di analoghe circonvenzioni venga agitato in merito all’atteggiamento repressivo di tanti genitori, che obbligano letteralmente le proprie figlie a studiare fino alla laurea quando, magari, alcune ragazze preferirebbero dedicarsi liberamente alla maternità già sulla ventina. È strabico Vauro, che disegna una caustica (e divertente, via) vignetta sulla pedofilia pretesca, ma che pure ebbe a risentirsi per la satira anti-maomettana apparsa sul periodico danese Jyllands Posten. Bulbi oculari a X, infine, anche per Vittorio Zucconi, il quale lamenta la strumentalizzazione piazzaiola di inconsapevoli bambini perpetrata dai manifestanti cattolici, ma poi si dimentica delle ostentate presenze infantili anche all’adunata pro-Pacs – quella con le sveglie sincronizzate – tenutasi mesi addietro proprio a piazza Navona.
Si potrebbe perfino uscire dal seminato, tematizzando in chiave oftalmologica anche la ridda di reazioni orripilate che, a sinistra, sta accompagnando l’acquisto di Endemol da parte di Mediaset. Dopo i rigurgiti dirigisti del prodismo di governo, dopo la tenaglia di leggi contra personam sul c.d. conflitto di interessi e sul sistema radiotelevisivo, dopo il mini-golpe a Viale Mazzini seguito al siluramento di Angelo Petroni, taluni non trovano niente di meglio da stigmatizzare che una fantomatica “occupazione berlusconiana dei programmi RAI”.
Qui, forse, non c’entra nemmeno lo strabismo, quanto piuttosto il metamorfismo: da facce a glutei.

Vai a vedere: Zamax, Fausto Carioti, Le Guerre Civili, Watergate




8 febbraio 2007

L'antiPACStico

Nell’ambito dell’effervescente controversia che investe il possibile riconoscimento giuridico delle unioni di fatto sembrano confrontarsi solo due punti di vista, attestati su posizioni ideologiche lontanissime e irriducibili. Da un lato vi è la visione progressista, che contempla nella ratifica di un permesso l’implicita ammissione della liceità. Dall’altro, la controparte reazionaria vede nell’imposizione di un divieto il sanzionamento dell’illiceità.
Estromettendo dal loro comune terreno dialettico rispettivamente l’aspetto oggettivo e quello soggettivo della problematica morale, le due parti in lotta maggiormente esibite dal circuito mediatico sottraggono il dibattito pubblico attualmente in corso al suo naturale orizzonte cognitivo. Che è, per l’appunto, quello squisitamente morale. [SEGUE su Robinik.net]




7 giugno 2006

Pensierini bioetici

Oberato dagli impegni “tesistici”, sbarco la bloggata con una serie di pillole a tutto campo. A voler rimanere sui miei standard di logorrea ce ne sarebbe per redigere altrettante analisi da diecimila battute ciascuna, ma vedo cosa posso fare per condensare in poche righe le mie opinioni sui più scottanti argomenti di discussione emersi durante quest’ultima settimana.
Di che vogliamo parlare? Per stare ai fatti in modo succinto, servirebbe un motto in grado di descrivere appieno la cifra politica del nuovo governo. Per quanto sembra lecito desumere almeno dalle prime fiammeggianti dichiarazioni rilasciate da questo o quel ministro, un buon detto potrebbe essere “can che proclama, non morde”.
Esternazioni di taglio radicale senza pezze d’appoggio concrete nell’iniziativa parlamentare o nell’azione di governo, infatti, non fanno che trasmettere l’enorme debolezza di chi, vistasi preclusa la via del compromesso politico fattivo, può solo limitarsi a galvanizzare i suoi sostenitori più accesi con parole d’ordine ispirate agli ideologismi più astratti e impraticabili.
Il rituale bizantino (e prodianamente cripto-clericale: cattolico nella forma, secolare nella sostanza) tenutosi con il “conclave governativo” umbro, poi, è una formidabile spia delle ansie da prestazione che già affliggono l’amministratore di condominio assiso a Palazzo Chigi, ansie che discendono direttamente proprio dall’eccessiva disinvoltura manifestata da alcuni uomini di governo in sala stampa.
Basti pensare alla decisa sterzata in materia di etica pubblica che si pretende già impressa a partire dagli annunci in salsa zapaterista lanciati dalla trimurti Mussi-Bindi-Turco. Un referendum fallito per mancato quorum, è la tesi del Baffone impegnato a reggere le sorti delle patrie università, non ha valore asseverante. Ora, a parte il fatto che il sottoscritto ha votato SÌ al secondo dei quattro quesiti messi a plebiscito un anno fa e non ritiene perciò la Legge 40 un totem intoccabile, bisogna pur ammettere che un buon 30-35% di quanti allora non si recarono alle urne scelse l’astensione a ragion veduta, consapevolmente. È capzioso dire che “senza quorum, staremmo raccontandoci di un plebiscito a favore dell’abrogazione”, perché, se lo sbarramento sulla platea elettorale non fosse stato in vigore, sarebbe sicuramente aumentato il numero di NO. Grosso errore dei fautori della Legge 40, casomai, è non aver tenuto nemmeno lontanamente in considerazione la possibilità (plausibilissima) che l’eccezionalismo culturale italiano potesse permettere di far vincere il sostegno attivo ad una legge che – limite dei tre embrioni a parte – costituisce un precedente di assoluto rilievo nel panorama legislativo occidentale.
Finalmente all’oltranzismo degli ultrà utilitaristi e materialisti si è opposto il tentativo di contemperare con intelligenza ed equilibrio le esigenze etiche espresse da un corpo sociale moralmente molto diversificato. La Legge 40 non “vieta” affatto la fecondazione assistita, ma ne regolamenta l’accesso con riguardo alle molteplici sensibilità di tutta la base contribuente che finanzia con le sue tasse il sistema sanitario nazionale. Il divieto all’eterologa rappresenta un’indebita ingerenza nelle scelte che taluni ritengono di poter prendere, senza per questo arrecare alcun danno di sorta al prossimo? Sarebbe vero se l’eterologa che certi “libertari” hanno in mente non contemplasse l’anonimato del donatore esterno, che impone ad un soggetto inerme (il concepito) di subire una mutilazione della sua identità biologica.
Molti sedicenti liberali sposano un concetto di “contratto bilaterale” invero piuttosto singolare, specie nei confronti di soggetti lasciati alla mercé dell’arbitrio tecnoscientifico solo perché non confacenti al metro di “utilità” che tanto efficientismo neoclassicista vorrebbe contrabbandare come “minimo etico”.
Col tempo, la totipotenza staminale – e qui chiudo la prima, lunga controargomentazione – si dimostrerà per quello che è: una chimera irraggiungibile alla stregua del moto perpetuo in fisica o della fusione fredda in chimica. Ottime prospettive terapeutiche si sono aperte (e continuano ad aprirsi) grazie alle staminali somatiche; osservando poi che, alle viste, si profila la possibilità di “riprogrammare” le cellule adulte ad agglomerati biologicamente analoghi a quelli embrionali, ci si fa un’idea di quanto l’accanimento occisivo sugli embrioni inermi sia solo conseguenza di un ingiustificato irrigidimento ideologico.
Detto questo, Mussi che fa? Propone una legge? No, l’abbiamo detto, è debole, ha la Binetti attaccata al groppone. Per cui sceglie l’iniziativa ad effetto: ritiro del sostegno italiano ad una dichiarazione etica priva di valore legale, gran polverone polemico sulla carta stampata, ma impianto normativo invariato. Però, diamine, che coraggio i nostri bravi ministri democratici, si mormorano i compagni stravaccati alla Casa del Popolo.
Per le micro-sparate della Bindi in tema di PACS valgono le stesse considerazioni. La disciplina legislativa delle coppie di fatto non può limitarsi alla sola sfera privata, dice il neoministro delle politiche familiari. E qui bisognerebbe capirsi: se la Bindi intende dire che, oltre al diritto privato, un riordino delle norme in materia dovrebbe investire anche il codice civile e il diritto amministrativo, mi trova d’accordo. Personalmente ritengo che tutto questo bailamme – ideologico, tanto per cambiare – attorno al riconoscimento delle coppie di fatto etero ed omosessuali si debba risolvere ampliando la sfera delle libertà contrattuali, permettendo a chiunque ne faccia richiesta davanti ad un notaio di stipulare accordi di convivenza personalizzati, con rilievo giuridico anche nei confronti dell’autorità amministrativa.
Si tratterebbe dunque, secondo me, di saper allargare il perimetro normativo delle leggi che informano il diritto societario.
Altro discorso sarebbe se la Rosaria nazionale volesse sostenere la necessità di sanzionare pubblicamente qualsiasi scambio di promesse affettive pronunciato more uxorio. In tal caso, avrebbero ragione da vendere quanti denunciano i PACS come la mistificazione di un “piccolo matrimonio”. Ciò genererebbe conseguenze immediate sull’accesso ai benefici previdenziali da parte dei contraenti, i quali potrebbero disporre anche di risorse pensionistiche stornate dalla ripartizione pregressa. Assistenzialismo allo stato puro elargito a nuovi strati sociali questuanti, quindi, con l’aggravante dell’ingiustificata redistribuzione sotto il profilo della filosofia giuridica. Molti dei vantaggi fiscali e amministrativi accordati alla famiglia naturale, è bene ricordarlo, rappresentano il controvalore che la collettività riconosce all’impegno coniugale di armonizzare la propria potenzialità procreativa. In altre parole, si tratta di una specie di “ringraziamento” per aver scelto di sacrificare alcune “quote” della propria libertà individuale al superiore interesse di pro-creare e di crescere figli tutelati sul piano genealogico, ereditario ed educativo – almeno come prima intenzione, ovvio. La normalizzazione di altre forme di convivenza o di condivisione affettiva non può prescindere da tale peculiare distinzione: la famiglia naturale preesiste alle leggi scritte (ed eventualmente sceglie di conformarsi ad esse per spirito civile), tutto il resto discende dall’architettura di diritti e doveri positivi di cui il potere costituito ha deciso di dotarsi per normare i rapporti tra individui associati. Ecco perché la cointestazione di fondi pensione in conto capitale, la prelazione clinica, i permessi sul lavoro per gravi e documentati motivi, il testamento olografo e quant’altro attenga alla sfera delle libertà individuali va riconosciuto a tutti, mentre l’assistenza pubblica al coniugio – che remunera peculiari “esternalità positive” del matrimonio eterosessuale – assolutamente no.
Capitolo RU486. Anche il ministro Turco indulge alla diceria secondo cui si tratterebbe di un’opzione abortiva particolarmente efficace e indolore, discreta e mininvasiva quanto basta per preferirla all’ospedalizzazione. Fosse così – dopo qualche ritocco alla legge 194, laddove afferma che l’interruzione di gravidanza va eseguita solo all’interno di strutture pubbliche – sarei favorevole anch’io alla rapida introduzione e commercializzazione del farmaco tanto discusso. Solo che si tratta, per l’appunto, di dicerie. Il “bisogno di analgesia”, tanto per citare un ginecologo poco sospettabile di simpatie clericali come Silvio Viale, cresce ragguardevolmente passando dalle procedure chirurgiche all’assunzione della pillola. Sanguinamenti, nausee e forti dolori addominali si susseguono per molte settimane dopo l’aborto. Senza contare che approfondite indagini svolte dalla Food and Drug Administration americana dimostrano che l’incidenza di shock settici e di infezioni virali, in seguito all’utilizzo della RU486, eleva di dieci volte il rischio di morte riscontrato con questa metodologia rispetto a tutte le altre disponibili. Pare inoltre che la procedura di introduzione del mifepristone sul mercato statunitense sia stata condotta in modo assai poco ortodosso dalle autorità preposte, pur di ubbidire con sollecitudine alle pressioni politiche che all’epoca (era il 1993) fioccavano dall’amministrazione Clinton. Il mio sospetto è che la pillola abortiva fornisca un comodo alibi ai molti ginecologi che sperano di potersi liberare dall’assillo dell’ivg ospedaliera senza dover pagare pedaggio all’obiezione di coscienza. Poco altro da aggiungere: il miglior metodo per abortire, sempre che si debba proprio farlo, rimane il Karman (aspirazione).
Ohi, altro che “pillole”, qui sto imperversando senza ritegno. Allora i pensierini sulla politica “bruta” me li tengo per il prossimo giro!



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