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Se Milano piange, Parma non ride

Il prossimo sei tu!Per la maggioranza in queste ore ardono le ultime braci di una settimana infernale. Come ampiamente preventivato, nessun tizzone ha scottato la sinistra abbastanza da provocare una crisi di governo. La vertenza Visco-Speciale trova una pur minima giustificazione nel surrettizio spoil system instauratosi a margine di un bipolarismo privo di adeguato corredo normativo e istituzionale. L’esito delle amministrative, senza l’espugnazione di Genova, vede l’Unione attestarsi sulla sua linea del Piave ma non implodere (situazione che la Cdl visse solo dopo quattro anni di governo, con la Caporetto alle regionali del 2005: considerato che l’anno prossimo ci sono in ballo il Friuli – Venezia Giulia e la provincia di Roma, tanti auguri a Prodi e compagnia). La divulgazione delle conversazioni telefoniche tra i vertici del comitato d’affari diessino e il loro referente operativo, stante l’irrilevanza penale delle parole sbobinate, si limita “solo” a sollevare una grave questione morale (relativa non agli inevitabili “legami tra politica e affari”, ma all’odiosa ipocrisia con cui da oltre tredici anni la sinistra tenta di circoscrivere la conflittualità d’interessi al solo Berlusconi, occultando la propria dietro il paravento di una presunta superiorità antropologica).
Il clamore mediale su queste tre criticità, però, sta facendo passare sotto silenzio il consumarsi di una scandalosa ingiustizia. I due tronconi – milanese e parmigiano – del processo a Calisto Tanzi per il crack Parmalat si avviano infatti a risolversi in un nulla di fatto. Malgrado una quindicina di giorni fa il giudice ambrosiano Livia Ponti abbia respinto le richieste di patteggiamento avanzate dagli imputati, a Milano il procedimento sta per azzerarsi a causa di una opportunistica inerzia da parte del ministro Mastella nell’applicazione del combinato disposto indulto-legge Cirielli. La prescrizione delle accuse è prevista per il 2008, ma l’indulto prodian-berlusconiano avrebbe cancellato l’intero iter processuale in ogni caso. La continuazione tra i reati contestati a Milano e a Parma – dove si procede per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta – era poi preordinata a legare gli esiti dei due processi, con il bel risultato di pene non oltre il mese di reclusione per aggiotaggio. Nel tribunale del capoluogo emiliano, inoltre, pendono diciotto tronconi d’inchiesta inerenti la vicenda; il tutto a fronte della vera e propria emorragia di organico che, da un paio d’anni a questa parte, coinvolge endemicamente quel palazzo di Giustizia.
L’indulto rappresenta una dichiarazione di resa dello stato di diritto nei confronti del crimine e la responsabilità della sua promulgazione pesa come una macigno sulla quasi totalità del plenum parlamentare italiano (solo Lega e An votarono contro). Ma la Cirielli – almeno per quanto riguarda la parte garantista della legge, che riduce i termini di prescrizione per i reati finanziari – andava recepita e applicata come incentivo all’efficientamento dei tribunali, non come sprone alla fuga dei magistrati dalle strutture periferiche. Il Guardasigilli, garante di un programma di governo improntato al ripristino del falso in bilancio come reato “di pericolo”, dà tuttavia l’impressione di dormire sugli allori. Non si fa molta fatica a comprendere il motivo di un simile atteggiamento: già intendente dell’agglomerato politico più copiosamente foraggiato dalle Parmabustarelle (la compianta sinistra Dc), il vispo sannita dagli occhi a palla temporeggia pro domo sua.
Ora si potrebbero alzare accorati lamenti contro la “casta”, colpevole di menare per il naso i poveri risparmiatori due volte. Invece io preferisco non tanto mostrare indulgenza verso gli sprovveduti che hanno incautamente sottoscritto prodotti finanziari ad alto rischio quali i corporate bond, quanto rammaricarmi per la riuscita della strategia escogitata dagli istituti di credito italiani al fine di sottrarsi ancora una volta a qualsiasi assunzione di responsabilità. Un quadro normativo ingenuamente concepito e dolosamente applicato, purtroppo, ha consentito alle cinghie di trasmissione tra popolo bue e industria decotta (nonché corrotta) di eludere una sempre più improcrastinabile resa dei conti davanti alla giustizia.
Le casseforti dei padronati editoriali e confindustriali – con i cui portavoce taluni “volenterosi” si illudono di poter scendere a patti liberisti – allontanano quindi il momento della loro trasformazione in un moderno mercato bancario al servizio della gente. Per noi comuni mortali, un’opportunità in meno per non essere più trattati – volenti o nolenti – come titolari di crediti perennemente in sofferenza.

Aggiornamento (15-06-2007)  Nemmeno a farlo apposta, per il crack Parmalat banche rinviate a giudizio. Il fatto che si tratti solo di istituti esteri (Citigroup, Ubs, Deutsche Bank e Morgan Stanley) e che l'istruttoria inizi con così tanto ritardo, però, mi lascia molto perplesso. Anche le ipotesi di reato contestate dalla procura, basate sulla responsabilità oggettiva, mi sembrano poco stringenti e assai opinabili in sede dibattimentale. Comunque spero che queste premesse siano funzionali a un impianto accusatorio ben pianificato dagli inquirenti. La prescrizione incombe.

Pubblicato il 13/6/2007 alle 16.55 nella rubrica Diario.

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